venerdì 22 luglio 2011

Sulla parola 'anarchia' (prima parte)

Nota: giacché Malatesta non ha inserito titoli in questo suo libro, quelli che appaiono sono arbitrari e funzionali soltanto per identificare i post. Abbiamo altresì deciso di saltare la parte biografica a cura di Tommaso Gurrieri.

L'Anarchia è parola che viene dal greco, e significa propriamente senza governo: stato di un popolo che si regge senza autorità costituite, senza governo.
Prima che tale organamento incominciasse ad essere considerato come possibile e desiderabile da tutta una categoria di pensatori, e fosse preso a scopo da un partito che è ormai diventato uno dei più importanti fattori delle moderne lotte sociali, la parola anarchia era presa universalmente nel senso di disordine, confusione; ed è ancor oggi adoperata in tal senso dalle masse ignare e dagli avversari interessati a svisare la verità.
Noi non entreremo in disquisizioni filologiche, poiché la questione non è filologica, ma storica. Il senso volgare della parola non misconosce il suo significato vero ed etimologico; ma è un derivato di quel senso, dovuto al pregiudizio che il governo fosse organo necessario della vita sociale, e che per conseguenza una società senza governo dovesse essere in preda al disordine, ed oscillare tra la prepotenza sfrenata degli uni e la vendetta cieca degli altri.
L'esistenza di questo pregiudizio e la sua influenza nel senso che il pubblico ha dato alla parola anarchia, si spiega facilmente.
L'uomo, come tutti gli esseri viventi, si adatta e si abitua alla condizione in cui vive, e trasmette per eredità le abitudini acquisite. Così, essendo nato e vissuto nei ceppi, essendo l'erede di una lunga progenie di schiavi, l'uomo, quando ha incominciato a pensare, ha creduto che la schiavitù fosse condizione essenziale della vita, e la libertà gli è sembrata cosa impossibile. In pari modo, il lavoratore, costretto per secoli e quindi abituato ad attendere il lavoro, cioè il pane, dal buon volere del padrone, ed a vedere la sua vita continuamente alla mercé di chi possiede la terra ed il capitale, ha finito col credere che sia il padrone che dà da mangiare a lui, e vi domanda ingenuamente come si potrebbe fare a vivere se non vi fossero i signori.

Continuiamo nel prossimo post.

Errico Malatesta: 'L'Anarchia' - introduzione

C'è un fantasma che si aggira da quasi due secoli per il mondo, spaventando borghesi e bolscevichi, aristocratici e potenti, stati e comunità. E' il fantasma dell'anarchia, un pensiero politico così semplice e così vicino all'essenza dell'essere umano da rendere fragile il potere e le sue regole. L'anarchia, nella sua più generale accezione, è una forma di società tra uomini nel rispetto delle individualità di ognuno. Scriveva nel 1840 Pierre Joseph Proudhon: 'Chiunque mi metta le mani addosso per governarmi è un usurpatore ed un tiranno: io lo proclamo mio nemico'. E in questo sentiero si sono mossi molti dei più grandi pensatori di tutti i tempi, da Jean Jacques Rousseau a Henry David Thoreau, da Michail Bakunin, considerato il massimo teorico dell'anarchia, fino a Errico Malatesta, di cui presentiamo qui il pensiero, fino ad arrivare a un intellettuale come Noam Chomsky, uno dei più influenti pensatori della sinistra mondiale di oggi.

L'anarchia, detta in altre parole, è una teoria politica che cerca di creare una società di cui ogni individuo collabora liberamente con i suoi simili. Per chi è anarchico, tutte le forme di controllo gerarchico, statale o capitalista, non sono necessarie ma anzi dannose per l'individuo e per la sua individualità. Sono evidentemente idee 'pericolose' per il potere, per qualunque potere, perché minano alle basi la logica e l'accertabilità dello Stato e della violenza che lo Stato esercita per mantenersi. Per questo il fantasma dell'anarchia ha spaventato ogni tipo di Stato, da quello liberale e borghese a quello comunista. [...]

Anche per la carica sovvertitrice che idee così belle possono avere verso qualsiasi tipo di società, da sempre si è cercato di far passare nel pensiero comune l'idea che anarchia corrisponda a 'caos'. Scriveva Malatesta: 'siccome fu pensato che un governo era necessario e che senza governo ci sarebbe solo disordine e confusione, era naturale e logico che l'anarchia, che vuol dire assenza di governo, suonasse come assenza d'ordine'. L'ordine borghese ha quindi identificato nell'anarchia forse il suo principale nemico, perpetuando questa 'paura' nel corso di tutta la nostra storia.[...]

Leggere oggi 'il programma' e le idee di Errico Malatesta ci permette di entrare in modo semplice e diretto nel cuore del pensiero anarchico. E anche di riscoprire un linguaggio idealista e umanista che ha riscaldato, in tempo meno grigi di quelli che stiamo vivendo, il cuore di tanti uomini che credevano nella libertà e nell'eguaglianza. Non è un caso che in questa introduzione non sia comparsa una parola spesso associata al pensiero anarchico, la parola 'utopia'.

Tommaso Gurrieri

I libri di cui ci siamo interessati fino ad oggi